Maroggia

16_Benetti_Maroggia_-12

Sviluppato in modo assolutamente originale lungo le isoipse della collina morenica, modellata curiosamente dalla biforcazione del torrente Maroggia tra la Val Làresa ad occidente e la Val d’Orta a oriente.

foto: J. Merizzi

Il villaggio di Maroggia costituiva, ancora negli anni ‛80 del secolo scorso, uno degli insedia-menti tradizionali più significativi del versante retico terrazzato valtellinese. Conservatosi in gran parte nelle sue caratteristiche originarie, Maroggia risentiva, in quegli anni, dei segni del progressivo abbandono del secondo dopoguer-ra, diversi edifici rivelavano la decadenza del-le strutture e alcuni mostravano le coperture lesionate o prossime al crollo. Nonostante ciò il fascino del sinuoso andamento delle schiere delle costruzioni in pietra e dei ballatoi, bacia-ti dal sole, era ancora pressoché intatto. Pochi però, evidentemente, hanno percepito la sin-golarità di Maroggia e nulla fu fatto per salva-guardare l’uniformità dei materiali, le propor-zioni delle architetture e la delicatezza dello sky-line e così la successione di improvvisati e disattenti interventi edilizi hanno fatto perdere molto del fascino equilibrato che si percepiva sia da lontano, sia percorrendo i vicoli interni. Detto ciò, questo insediamento resta anco-ra oggi meritevole di attenzione e di studio in particolare per la sua morfologia. Esso si è infatti sviluppato in modo assolutamente ori-ginale lungo le isoipse della collina morenica, modellata curiosamente dalla biforcazione del torrente Maroggia tra la Val Làresa ad occi-dente e la Val d’Orta a oriente. Strettamente collegato alla coltivazione del vigneto e alla prima formazione del paesaggio terrazzato, di cui è parte integrante e inscindibile, Maroggia si sviluppa sul crinale della collina con un an-damento serpentiforme, presentandosi con le caratteristiche di villaggio appenninico più che alpino. Le origini perlomeno medievali del villag-gio sono leggibili dal rigido andamento a schiere sovrapposte degli edifici in pietra. L’importan-za paesaggistica della collina di Maroggia si ap-prezza particolarmente dall’alto: si può infatti così notare l’opera sistematica di dissodamento del versante, realizzata con terrazzamenti so-vrapposti, dalle case di Pedemonte a fondoval-le, fino al crinale, senza soluzione di continui-tà, a parte alcune macchie a bosco preservatesi nelle zone ad esposizione meno favorevole.Il prevalente sviluppo lineare e la posizione dominante ne fanno un unicum in Valtellina e Valchiavenna. Il villaggio ospitava molte can-tine, a cavallo del crinale, e questo aumenta ancor di più il legame con la vitivinicoltura.

Al contrario, la vicina frazione di Monastero aveva concentrate le cantine soprattuto nella frazione Piasci. Ancora oggi, inoltre, percorrendo la stra-da che risale il versante collegando la frazione con gli abitati di Piasci e di Monastero, si perce-pisce un legame antico con una presenza, ora scomparsa, ma che per secoli ha caratterizzato queste balze e la cui eco sembra percorrere an-cora ogni angolo, ogni muretto ed ogni scorcio. Si tratta prima della fondazione monastica benedettina e poi di quella eremitico giro-lamina di san Benigno de’ Medici nel XV se-colo. Da studi documentari condotti da don Tarcisio Salice sappiamo che i monaci be-nedettini provenivano dall’abbazia di Dona in Valchiavenna. A Chiavenna essi lavora-rono direttamente per la realizzazione dei dissodamenti del versante di Pianazzola.È facile dunque ipotizzare che, oltre alla pre-senza evangelizzatrice, i monaci abbiano ope-rato analogamente nell’area di Monastero, contribuendo alla realizzazione dei terrazza-menti a vigneto di gran parte del versante. La visita pastorale di monsignor Felicita-no Ninguarda conta a Maroggia 45 famiglie (dagli stati d’anime risultano poi 269 ani-me nel 1668, 292 nel 1670 e 331 nel 1678, con una sensibile crescita demografica). Monastero e Maroggia, pur avendo una eco-nomia prevalentemente dedicata alla vi-tivinicoltura, non potevano fare a meno dell’allevamento del bestiame – come avviene in tutte le zone alpine – e questo portava ad uno spostamento sul versante, verso Gaggio, per la monticazione primaverile (maggengo) e verso l’alpe Maslino-Vignone per l’alpeggio estivo.

 

fonte: Dario Benedetti,  scheda n. 16 pubblicata online in: www.distrettoculturalevaltellina.it nell’ambito di Az. 1: “Percorsi per la valorizzazione del paesaggio dei terrazzamenti del versante retico”

Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione Scopri di più | Accetta e chiudi